Menu
Codice appalti
A+ A A-

iorio d4f11

“Come si può rimanere insensibili al grido di allarme che proviene da Isernia, una città capoluogo di provincia vessata da una condizione di crisi difficilmente spiegabile se non da una politica incapace e insensibile da parte della regione”. Esordisce così l’ex governatore del Molise Michele Iorio in una nota inviata alla stampa in difesa di un territorio, a suo dire, lasciato dall’attuale amministrazione regionale in uno stato di totale abbandono. Una presa di posizione che, se fosse riconducibile ad una personalità diversa dallo scrivente, probabilmente si vestirebbe di maggiore credibilità. Michele Iorio ha “imperato” in Molise per oltre un decennio e, proprio alla sua amata città (Isernia), ha dedicato nel tempo attenzioni e cure, immolando se stesso in nome di un campanile al punto tale da sacrificare l’intera geografia territoriale. Campobasso impallidiva al tempo mentre Isernia sembrava – solo apparentemente, bene intesi – crescere e svilupparsi; fatti, ahi noi, noti a tutti e in una misura sufficiente a dimostrare che l’accusa rivolta oggi al governo Frattura è facilmente trascrivibile, ma all’inverso, allo stesso Iorio guardando indietro nel tempo. Un discorso, quello che si sta affrontando, in generale abbastanza ridicolo se rapportato alle dimensioni del territorio in questione: il Molise è una piccolissima regione abitata da poche anime, dunque l’incapacità di modulare azioni politiche e amministrative - tali da favorire l’uno o l’altro versante geografico – appare a dir poco imbarazzante. Ma torniamo alla missiva dell’ex presidente che in un passaggio preciso e puntuale – volto a rafforzare la sua teoria – pesca dal mazzo l’asso con cui crede di assestare il colpo vincente: il declassamento dell’ospedale Veneziale. Roba da chiodi, come recita un popolare detto, poiché il dito puntato sulla Sanità della regione lo mostra l’uomo responsabile di uno scandalo giunto alla ribalta delle cronache nazionali, il protagonista di una “parentopoli” che, proprio nel mondo della sanità, generò un deficit di oltre 600 milioni euro. “Ma non al Veneziale” – scriveva all’epoca dei fatti repubblica, elencando nomi e competenze che proprio Michele Iorio elargiva con disinvoltura all’epoca del suo mandato. Tempi d’oro per Isernia, quindi, quelli passati e non certo per questo la città e i suoi abitanti devono pagare, oggi, il conto di gestioni politiche poco lungimiranti e dal difficile rimedio. Dunque si torna a ribadire un concetto: ben vengano le accuse e i “pungolamenti”, ben vengano le ferme azioni oppositive e ben vengano anche le accuse se argomentate con concretezza a patto che provengano da coscienze azzurre come il cielo; perché a rendersi vulnerabili e a perdere credibilità ci vuole davvero poco.